NEW YORK, 26 marzo-2 aprile 2011

26 marzo 2011

Aereoporto di Malpensa. Attesa per l'imbarco. Isabella, Laura, mamma e papà Tonioli.
Ore 15.45, cielo azzurro, schermi al plasma che chiacchierano. Corridoi sempre uguali, solo più spaziosi.
La nostra macchina è al parcheggio "Fly to go". Con trenta euro ci attenderà per sette giorni, fino al nostro ritorno...

27 marzo 2011

Il sole ha salutato il nostro arrivo a New York splendendo per tutto il giorno. Che fare? Non è facile decidersi quando si ha tutta la città (la metropoli!) a disposizione.
Ieri sera, con il nostro arrivo con lo shuttel dall'aereoporto all'hotel, ci siamo ritrovati, nel buio, con la vista intera di Manhattan illuminata davanti. Mi pareva di essere in un'altra realtà...
E' decisamente inusuale ritrovarsi in questa dimensione urbana così gigantica e verticalmente densa...Anche oggi, che era domenica e di traffico e newyorkesi in giro ce ne erano pochi, pare un poco di scorrere all'interno di un flusso continuo e, chissà, predestinato?

Dall'hotel, passando davanti alla nuova sede del New York Times, siamo andati verso la Broadway, in direzione nord...In due minuti (scala newyorkese, quindi almeno cinque in scala europea) siamo arrivati a Times Square.
Da qui, che facciamo?
Abbiamo continuato verso nord, saltato alcuni blocks in metropolitana e fatto due passi nell'Upper West Side, tra le vecchie case con le scale esterne a vista, anch'esse, come i moderni edifici di Times Square, parte integrante di questo largo paesaggio urbano.
Senza accorgercene, eccoci davanti al Museo delle Scienze Naturali...speriamo di trovare materiale per la tesina di Laura!!!

Usciti dal museo ci attendeva Central Park, sotto il sole, con gli scoiattoli ed una temperatura più mite di quella del mattino.
Central Park è un parco bellissimo, dai confini sempre visibili (trattandosi per lo più di alti edifici newyorkesi).
Nei prati sbocciavano i bulbi: tantissimi narcisi gialli, qualche bucaneve ormai sfiorito a ovest ed ancora da aprirsi ad est e pure qualche crocus. In un'aiuola umida, nascosto sotto un albero disadorno, un prato si era rivestito di piccoli bucaneve blu che non avevo ancora mai visto: una meraviglia!
Quà e là, le forsizie coloravano di giallo il paesaggio; alcuni gelsomini invernali finivano pallidi la loro fioritura.
Certe aiuole erano ricoperte di hellebori rosa. Altri cespugli spiccavano con i loro puliti rametti rossi che si allungavano fuori da terra: chissà che cosa sono!
Non solo fiori però, anche la fauna di Central Park non è niente male! Annoverati tra la fauna, la domenica, in tanti fanno jogging, alcuni portano a passeggio il cane, con quattro scarpine alle zampe, altri giocano a football con i figli, si arrampicano sulle rocce, vanno in barca sui laghetti; altri infine fanno i turisti...come noi!

C'è anche il tempo di un caffè mooooolto newyorkese, con la tazza calda tra le mani e bevuto camminando (sarà, ma io mi devo ancora fermare ogni volta che voglio berne un sorso!)

Nonostante la metropolitana sia molto piú comoda del bus, siamo voluti rimanere in superficie e abbiamo percorso tutta la quinta strada, da Central Park south fino all'Empire State Building.
Forti del nostro City Pass, non solo abbiamo avuto l'ingresso gratis, ma anche le audio-guide: un vero affare!
Il panorama era incantevole, con il sole, al tramonto ed anche con le luci accese della sera. Tirava un vento gelido che faceva bruciare le mani, ma come rinunciare alle descrizioni ed ai racconti della guida? Alcune parti erano davvero interessanti, come quelle sul cantiere e sulla storia della costruzione dell'edificio.
Siamo ridiscesi tardi, stanchi e infreddoliti ma molto soddisfatti. Dopo aver visto Manhattan da lassù posso davvero orientarmi ovunque quaggiù: l'isola è registrata nel mio cervello. A questo punto è davvero venuto il momento di tornare all'albergo: un po'di relax, una doccia per Laura e poi si esce di nuovo, per la cena.
Il fuso orario non si è fatto molto sentire...comunque, subito dopo cena, si va a dormire, felici, stanchi, con le mani screpolate ed il ricordo di newyorkesi sempre di corsa e con l'aria non troppo simpatica!

28 marzo 2011

Shopping!
Senza però entrare in grandi magazzini, solo medi e piccoli negozi. E poi, perchè rinunciare alla possibilità di vedere, tra un negozio e l'altro, qualche nuovo quartiere sotto il sole che splende a New York?
Prendiamo dunque la metropolitana verso Soho e scendiamo all'incrocio tra la Broadway e Prince Street. Qui sorge il nuovo negozio Prada, progettato da Rem Koolhaas. I vestiti, a partire da 1300 euro, sono esposti come all'interno di una cabina armadio, organizzati per colore. Borse e scarpe sono incantevoli... Si può entrare, le commesse ti chiedono come stai sorridendo.
Si procede seguendo l'itinerario Lonely Planet. Il percorso attraversa Soho, Greenwich e Nolita. I negozi che si attraversano sono per lo più catene locali. Niente Zara, niente H&M!!! Quasi ogni volta che si varca una porta di ingresso ci si trova in un ambiente con colonnine e travi in ferro, soffitti a cassettoni e aria un poco industriale. I profumi di Bond n9 sono meravigliosi e alcune boutique di Nolita sono gioiellini.

Scarpe, abiti, borse, cappelli...persino pantaloni!
Una gioia!
Alla fine eravamo pieni di sacchetti, come Pretty Woman!
Per pranzo abbiamo trovato un ottimo hamburger a Soho Garden, un barettino pieno di piante in un incrocio stradale.
Verso le sei eravamo in metropolitana, per cercare un negozio che interessava tanto alla Laura. Peccato che ci siamo sbagliati e abbiamo preso la metropolitana nel senso sbagliato, ritrovandoci oltre il ponte di Brooklyn... Rimanendo nel sottosuolo, siamo tornati indietro, troppo stanchi per fare una tappa a metà percorso...la metro ci ha portato dritti a casa!
Anche questa volta, ci siamo meritati una piccola pausa riposo prima di uscire a cena dal messicano.
Il regime americano però si fa pesante sul mio stomaco...domani dieta!

29 marzo 2011

MET e quartieri diversi: sempre intorno a Central Park.
Ieri le case erano "basse" (un basso newyorkese) e piene di scale esterne antincendio. Si sentivano ovunque rumori di macchine e lavori in corso.
Oggi invece, negli isolati dell'Upper East Side, si sente l'aria di Central Park. Un po' più di calma, strade larghe ed edifici alti con appartamenti da 14 milioni di dollari e qualcuno che ci vive!

Il Metropolitan Museum si trova appena dentro Central Park. E` un immenso edificio bianco di due piani (ed infiniti mezzanini). La luce entra in sale spaziose pervadendo l'atmosfera di una sensazionale calma, perfino in presenza della famiglia Tonioli!!! Dentro al Metropolitan diventiamo tutti un po' neoclassici.

Usciti dal MET siamo saliti su un autobus verso downtown e siamo passati vicino ad un enorme assembramento di polizia: pare che Obama fosse in città a commemorare la morte della Ferrero. (speaker alla Camera?)
L'autobus ci ha scaricato poco oltre l'Abercrombie, un negozio su quattro piani, scuro ed invaso dalla musica e da un profumo fortissimo. I primi minuti faticavo addirittura a respirare ma Laura mi ha trascinato in giro a vedere cose davvero carine.
Poco tempo ci è rimasto dopo per tornare in hotel, lavarci (Laura e mamma con doccia e capelli da fare!!) e correre alla Carnegie Hall, senza cenare naturalmente! Almeno siamo arrivati puntuali...

L'acustica della Carnegie Hall pare sia eccezionale ma la musica, contemporanea americana, di Piston non aiutava ad apprezzarne le qualità. Nelle mie orecchie stridevano forte alcuni passaggi in controtempo, in cui non sempre pianoforte e orchestra parevano suonare uniti.
Dopo l'intervallo, la violinista solista ha fatto la sua entrata in un meraviglioso abito lungo nero. Mentre suonava accompagnava le note e l'archetto con una danza, un lento ondeggiare che pareva amplificare, attraverso il corpo, il suono del suo strumento. Quasi fosse che anche il suo corpo suonasse la melodia del concerto per violino.
La coppia orientale al mio fianco era un po' particolare: lei ha passato la serata a fare schizzi, lui a dormire. Qualche fila dietro, nell'ala destra della platea, due ubriachi hanno fatto un po' di confusione.
Nel complesso, direi una serata divertente ma non all'altezza delle aspettative. Comunque, le mie scarpe nuove hanno fatto un eccellente battesimo newyorkese ed io e Laura portavamo con fierezza due fermacapelli gemelli per la nostra uscita serale metropolitana.

Alle dieci e un quarto, senza avere ancora cenato, ci siamo diretti verso l'albergo. La soluzione più comoda ci sembrava la cena nella pizzeria vicino all'hotel consigliata da tripadvisor: "Capizzi". Nonostante l'ora siamo stati calorosamente accolti e rifocillati.
Finita la cena, siamo finalmente tornati in albergo...a dormire...

30 marzo 2011

Dovevamo andare al MOMA ma c'è il sole...che fare?
Ci mettiamo in cammino, e dietro la New York Public Library ci fermiamo un momento a Bryan Park, tra i giardinieri che piantano le violette e la giostra che gira. Qualcuno è pure seduto ai tavolini, mangiucchiando.
In cielo, dietro ai grattacieli, splende l'arcobaleno.
La meta è la Morgan Library, la collezione privata di J.P.Morgan, sulla Madison incrocio trentaseiesima.
Usciti dalla Morgan abbiamo fatto un rapido salto da Macy's a vedere l'esposizione di fiori al piano terra: una meraviglia!
Fiori ovunque, in cima alle colonne e lungo le balaustre, piante da giardino o da interno. Un sacco di idee per gli accostamenti da fare nel mio giardino e un sacco di foto, fino al termine della memoria della mia macchina fotografica. Uno spettacolo! Come fanno a dare l'acqua a tutti quei fiori? Chissà...
Fuori da Macy's c'è uno slargo protetto dal traffico con dei tavolini: lì ci siamo fermati per il nostro primo hot dog newyorkese! Due tocchi di campana dati da due uomini metallici sopra di noi ci hanno dato il via per ripartire.

La prossimo destinazione è nuovamente Prince Street, per cambiare le scarpe troppo piccole prese per mia cugina e per occuparci delle Converse di Pierre.
Fuori dal negozio splende ancora il sole ed i marciapiedi sono pieni.
Purtroppo però dobbiamo ancora tornare sottoterra, nelle vecchie stazioni della metropolitana che paiono vecchie stalle con le colonne in ferro annerite e le voltine in mattoncini annerite anche quelle. Un vecchio treno grigio chiaro, dal rumore metallico che stride sulle rotaie, ci porta vicino a Battery Park, all'imbarco del traghetto, gratuito, per Staten Island.
Siamo nella punta sud di downtown, sul fiume, alla sua foce con il mare. Il traghetto passa a fianco della Statua della Libertà e di Ellis Island, antico ingresso per gli immigrati, dove venivano effettuati i necessari controlli sanitari. In quell'isola, in caso di problemi al controllo di frontiera, gli aspiranti neo-americani venivano bloccati per quaranta giorni in casette ancora visibili dal nostro tour in barca. A Ellis Island c'è il Museo dell'Immigrazione e mi viene la voglia di fare un giro tra quei ricordi di una storia che riguarda così da vicino anche il popolo italiano. Anche noi siamo dovuti partire per paesi lontani, a cercare lavoro ed una vita dignitosa. Provo empatia per i nostri migranti: in fondo, un po' sono migrante anche io...

Usciti dal traghetto facciamo il giro del terminal e risaliamo: nemmeno tocchiamo terra.
Al ritorno usciamo sul davanti della nave per vedere lo skyline che si avvicina. I gabbiani ci accompagnano. Anche senza le torri gemelle, lo spettacolo è entusiasmante. I grattacieli fitti e scuri danno l'impressione che l'isola sia piccolissima. L'aria è fresca. C'è un po' di vento ma la nave alle nostre spalle ci protegge.
Downtown è diversa dal resto di Manhattan: le strade sono più strette, gli edifici più fitti e più alti. Mi piace di più.
Wall Street è la strada del vecchio muro eretto dagli olandesi a protezione dagli indiani.

Questa parte di New York è la più antica e l'unica che ci ricollega con il passato. Qui le strade hanno un nome, non un numero! Siamo passati davanti alla borsa, alla statua di Washington, al toro di Wall Street... Non paghi, camminando con in mano la solita tazza di cappuccino Starbuck's, siamo andati a vedere anche il cantiere di Ground Zero, con i nuovi edifici che crescono velocissimi!
Poco oltre, la vecchia Trinity Church, con il suo cimitero, concede un attimo di tregua agli occhi sempre occupati a guardare in alto. Chiesa neogotica, è la cosa più orizzontale di questa città!

Dobbiamo andare a cena: abbiamo appuntamento con una collega di papà alle sette al Rockefeller Cafè. Il professor Tonioli è un po' nervosetto...
All'uscita dalla metro ci separiamo: papà va avanti mentre le donne passano in hotel, si danno una rinfrescata e attraversano nove blocchi verso nord e quattro verso est alla velocità della luce!
Alle sette e trenta sorseggiamo il nostro Martini davanti alle vetrate che danno sulla pista di pattinaggio. Per dieci dollari qualcuno scivola sul ghiaccio.
L'aperitivo passa bene. A cena andiamo al meraviglioso Oyster Bar della Grand Central Station.
Al ritorno in hotel crolliamo a letto.

31 marzo 2011

Oggi piove.
Dalle vetrate della sala della colazione dell'hotel si vedono le gocce cadere, ma non importa. La temperatura si è un po' alzata ed il vento è calato: le mani non gelano più fuori dai guanti. Il mio cappello olandese mi protegge dalla pioggia newyorkese mentre ci rechiamo al MOMA, non troppo lontano dal nostro albergo. La metro comunque ci accorcia la strada e ci risparmia un po' di pioggia.

La visita scorre molto più semplice e lineare rispetto al MET. La Laura mostra un'incredibile resistenza, rimanendo al mio braccio per tutto il tempo.
Alcune opere valgono addirittura una foto (alla "giapponesi in visita"): un Leger ed un Magritte che accostati mi dicono molto.
Al bookshop non resisto e prendo un libro di fotografie per Pierre: evito però di acquistare il catalogo, anche se ne varrebbe la pena. Non mi faccio nemmeno tentare dai divertentissimi oggetti di design in vendita: che brava!

Al ritorno percorriamo la Madison Av. sotto una pioggerellina fine e con il solito caffè in mano.
All'incrocio con la 44th entriamo da Brooks Brothers per cercare una camicia allo zio e perchè anche papà ha diritto al suo shopping! Ci passiamo dentro quasi un'ora; mentre io e Laura sfogliamo riviste di moda sedute su una comoda poltrona e altri giocano a golf in un finto campo da gioco, papà svaligia il negozio... Alle otto il negozio chiude e noi usciamo; mentre la sera avanza noi voliamo in albergo.
Laura deve farsi la doccia: ce la faremo a cenare? La tensione si alza ma papà salva la serata in corner: alle nove e trenta scendiamo e chiamiamo un taxi giallo per andare da Ben Benson, una super-steak house!
Il salvataggio di papà non poteva riuscire meglio: davanti ad una carne così, il malumore non ha futuro! Il cameriere che ci ha servito non solo era di origine italiana, ma il suo babbo era di Parma, di Bedonia!!
Sazi, anzi sazissimi, e soddisfatti, il nostro comodo ma poco silenzioso hotel ci ha accolto tra le sue lenzuola.

1 aprile 2011

Ultimo giorno, stasera si parte.
La giornata comincia con una corsa all'ultima valigia ma alla fine, miracolosamente, tutto entra! Lasciamo anche un po' di spazio per il contenuto di un ultimo, possibile, sacchetto. Terminato il check out dell'hotel, prenotata la macchina per l'aereoporto e lasciate le valigie in custodia siamo pronti per uscire!
Laura oggi ha voglia di vedere un ultimo museo e papà vuole tornare da Brooks Brothers, nel reparto donna però, con la mamma: purtroppo non c'è tempo per fare tutto! Bisogna separarsi...così io e Laura entriamo al Museo delle Cere mentre i miei si dirigono a nord.
Non è stato terribile! Ho fatto una marea di foto alla Lauretta e anche a Picasso (per papà) e ad Einstein (per Pierre).

All'uscita abbiamo raggiunto i due vecchi che erano però già usciti dal negozio...Li abbiamo ritrovati poco oltre, all'incrocio con la quinta strada, con un sacchetto in mano dalle oneste dimensioni: ora anche la mamma ha i suoi regali!
Anche se spioviggina, dato il tempo a disposizione ed i biglietti del City Pass, la nostra prossima meta è il Top of the Rock, la cima dell'edificio più alto del Rockefeller Center.
Il panorama dal Top of the Rock è molto simile a quello dell'Empire State Building...a renderlo diverso c'erano la pioggia e le nuvole. In realtà, la pioggia era rimasta in basso, sulla strada. Lassù, in cima ai grattacieli, nevica!!!!
Tra i fiocchi spinti dal vento e le nuvole che si alzano e si abbassano a coprire gli edifici più alti (tra cui la punta dell'Empire), ammiriamo per l'ultima volta questa gigantesca città. New York è così densa da farti sentire schiacciato, ma dopo quasi una settimana si apre allo sguardo e affascina.
Una volta tornati a terra è ora di pranzo: io e Laura abbiamo voglia di un pranzo americano e seduti al tavolo di uno dei mille posti per mangiare del Rockefeller Center ci prendiamo l'ultimo hamburger con patatine fritte della vacanza.
E` tardi...è l'ora di rientrare...quasi... Ultimo giro per la quinta strada, ingresso nella Trump Tower dove una cascata e balconate di piante e tavolini ci danno il benvenuto. Un po' cupa, un po' esagerata...
Ultimo caffè da Starbuck's per Laura e poi giù verso Times Square! Spioviggina...abbiamo i cappelli...una folata di vento porta via il cappello del papà e lui cerca di riprenderlo al volo: peccato per la tazza di cappuccino che aveva in mano e che si rovescia direttamente sulla sua testa, colando fino ai piedi! Tra la nostra ilarità e la sua incazzatura, facciamo rientro in albergo.
Ora il tempo stringe davvero.
Una bellissima macchina nera ci attende a nostro nome fuori dall'hotel. Due facchini in divisa caricano i nostri bagagli. La nostra partenza da New York è in pompa magna!
Sono le 16.40...l'aereo parte alle 19.15...a Manhattan piove e c'è traffico: l'atmosfera nella macchina si fa subito pesante. Ci sono code ovunque. Papà si chiede che strada stia facendo l'autista: naturalmente non siamo noi in ritardo ma è lui che non sa dove va!
Non c'è davvero il tempo di salutare la città, che sparisce dietro il ponte....

Appena fuori dall'isola siamo catapultati in quartieri di svincoli e case basse. Alle 18.15 arriviamo al terminal. Il resto è una corsa ma, paradossalmente, all'aereoporto JFK di New York ci sono meno corridoi da percorrere a piedi che a Parigi, Roma o Milano. Passati i controlli, in un baleno siamo al Gate.
Dall'aereo, il tramonto colora di rosa-arancio un cielo che torna sereno...
La vacanza ora è davvero finita. Alle 8.45 ora locale, del 2 aprile 2011, mentre a New York si dorme ancora profondamente, tocchiamo suolo europeo...italiano.

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