PARIGI, 11-16 giugno 2009

12 giugno 2009

"Il mondo sonnecchia per mancanza d'imprudenza".

Ma i bar e i parchi di Parigi stimolano il riposo, il torpore, la pausa della mente frastornata dal passeggio lungo i viali e dalle mille vetrine irresistibili.

Il cielo è coperto ma lascia lo spazio al riposo tra uno spruzzo di pioggia e l'altro. Tutto è lento, calmo, pacato... Ma non la città. Tutto è calmo dentro di noi che camminiamo rilassati tra il traffico cittadino e i camerieri che corrono tra i tavoli del caffè.

Così calmi che ho perso una foto. Forse recuperata. Forse mossa.

Di sosta in sosta, è il giardino delle Tuileries che accoglie i nostri piedi rosa su sfondo verde, avvolgendoci con i primi veri raggi di sole della giornata. Sporadici. Ma caldi. Scoprono l'intenso azzurro del cielo tra le nuvole bianche.

Giardino vivo, Les Tuileries. Parigini sofisticati persi in chiacchiere sulle seggioline, altri più rilassati, schienale abbassato e piedi all'aria, sonnecchiano. Come noi.

Giardino vivo, di lavoratori. Chi vende le barche per le fontane. Chi, con il trattore, sistema le aiuole, interdette ai Parigini e regno per la siesta indisturbata dei piccioni.

C'è anche il gelataio, con il suo carretto rosso, circondato di bambini.

Giardino vivace, ennesima sosta prima di vedere i modellini contenuti a Les Invalides.

Giornata pacata, è vero. Forse però abbiamo esagerato. Il terzo e ultimo bar della giornata, Café de la Mairie" a Piazza Saint Sulpice, ci trova stanchi e sbadiglianti. Niente modellini, rischiavamo di aumentare troppo il ritmo di questa giornata. Così ecco il tempo di un Pastisse ai tavolini con le sedie rivolte verso la strada ed il marciapiede, per guardare la gente che passa.

13 giugno 2009

"Villa Leandre19-Montmartre-Paris".
Traversa di Avenue Junot

Ecco segnato l'indirizzo della nostra casa dei sogni a Parigi.

I piaceri della tavola ci accompagnano in questa seconda mattinata di viaggio e al mercato di BLV St.Germain non abbiamo rinunciato ad una scatoletta di fois-gras che ammicava da una bancarella. Dolce, morbido, scioglievole ma purtroppo non adatto ai nostri palati che reclamavano una colazione. Meglio il croissant preso in Rue Lepic.

Abbiamo rivisto tutti i posti di quattro anni fa

Purtroppo il tempo passa e non fa solo invecchiare: il passaggio verde che Pierre mi mostrò la prima volta a Montmartre ora è stato chiuso.
La nostra casa non ha più tutte le piante intorno alla scalinata d'ingresso; forse la vendono; forse la ristrutturano.
Solo un grosso gatto accoccolato davanti all'uscio richiama un passato domestico che ha bisogno di molta fantasia per essere ricordato.

Appena fuori dalle viuzze, visione di una parigi molto poco metropolitana, veniamo accolti da un'orda di turisti ai quali vorrei non appartenere.
Ma turisti siamo anche noi, seduti a rilassarci su una panchina del Sacre-Coeur con altre centinaia di persone.

La notte è scesa.

Pierre fa foto a Notre Dame ed ai suoi giocolieri

Le gambe si riposano.
Il sole non brucia più il coppino.
Il sole non batte più sulle tombe di Pierre Lachaise", non illumina più i baci sulla lapide di Oscar Wilde, nè i monumenti ai caduti dei campi di concentramento. Ora la notte avvolge le lapidi vecchie, rotte e invase dalla vegetazione.

Ora il cimitero è il regno dei corvi.
Lo so perchè li ho sentiti gracchiare in attesa del tramonto.

14 giugno 2009

"Ecole d'horticulture Du Breuil"
Giardino mobile.

Ancora sole.
Il coppino di Pierre si arrossisce sempre di più.

Darei qualunque cosa per potermi distendere all'ombra, sull'erba qui davanti. Invece, come avevamo già sperimentato, a Les Tuileries tutto il verde è recintato, dedicato a statue e piccioni.
Speriamo che questi simpatici volatili grigi non rispondano al nostro sacrificio cagandoci in testa. Io la mia parte l'ho già fatta ieri sera lavandomi i jeans con il simpatico regalo di un volatile di Belleville.

Domenica parigina ai musei.

La Galerie d'Orsay sembrava davvero enorme.L'organizzazione interna non era delle più felici.

Pierre si è stancato in fretta. Chissà se i suoi gusti pittorici sono un po' diversi da qualche ano fa. Non riusciamo però a capire con cosa abbia sostituito la passione per l'impressionismo.
Intanto, questa pausa pranzo assopisce vergognosamente.
Ho solo il tempo di pensare a quel quadro che raffigurava una via di Montmartre ancora sterrata e circondata da case dall'aspetto agreste...e a desiderare fortemente un caffè.

15 giugno 2009

Non abbiamo perso nemmeno un secondo del sole di ieri
Abbiamo cenato con gli amici di Pierre facendo un picnic sulla Senna, tra parigini originali e adottati, parlando di vino italiano e gaypride.

Notre Dame ci mostrava il suo abside, con il sole violento tra le sue guglie e l'atmosfera azzurrognola della sera.
Allo sparire del sole, le luci della città e quelle dei battelli hanno riempito il vuoto lasciato dalla luna, senza saturarlo...ma quasi.

Forse il sole è rimasto stizzito di questa incongrua sostituzione.
Oggi infatti è rimasto nascosto dietro una coltre di nubi che ci bagnavano di pioggia.

Sei di sera ed ancora i miei piedi non sono secchi.

Hanno un colore bianco sul quale il verde delle mie scarpe crea un imbarazzante effetto putrefazioni.
Renoir si divertirebbe a dipingerli, contengono tutte le sfumature delle sue opere.

Ad ogni modo, sono contenta.
Sorseggio vino bianco e sono piena di sacchetti.
Ha smesso di piovere. Non dovrebbe ricominciare.

Spero.

16 giugno 2009

Giornata di partenza.

Aria fredda ma cielo azzurro.
Nubi di passaggio.

Toccata e fuga a vedere la Tour Eiffel e il Museo Quay de Branly.
Siamo già in attesa della RER per pranzare vicino all'hotel, prendere le valige e partire.
Oggi quindi sarà una di quelle solite giornate di viaggio, passate tra treni, metropolitane, autobus e aereoporti, fino a quando, stasera verso le dieci, arriveremo a casa.

Ci dispiace un po'.

Ieri la pioggia, accompagnata come sempre da una certa dose di sfortuna, non ha aiutato la giornata.
Inutile riservare una giornata allo shopping. Ritornare a cercare le stesse boutique per poi non trovare la taglia giusta del vestito desiderato porta solo sconforto.
Bisogna vedere e comprare.

Unica cosa davvero riuscita, la piccola esposizione fotografica all'Isituto di Cultura Italiana sulle banlieu di Napoli.

Fine del racconto.

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